Adriano Baracchini Caputi

(Firenze 1883 - Livorno 1968)
Partecipa nel 1907 al Salon des Peintres divisionnistes italiens a Parigi e nel gruppo degli artisti del Caffè Bardi rappresenta con Benvenuto Benvenuti l’indirizzo divisionista, guardando all’insegnamento di Vittore Grubicy.
Nel 1912, nel 1914 e ancora nel 1922 è all’Esposizione Internazionale di Venezia. Alla costituzione del Gruppo Labronico è nominato Segretario-Tesoriere. Nel 1921 espone con Benvenuti alla I Biennale Romana nella sala in cui viene reso omaggio a Grubicy.
La sua limitata produzione artistica cessa all’inizio degli Anni Trenta quando abbandona la pittura per dedicarsi a una sua proprietà agricola.

Beppe Guzzi

(Genova 1902 - Roma 1982)
Autodidatta, partecipa attivamente alla costituzione e alle prime quattro esposizioni del Gruppo, dal quale si dimette nel 1923, anche se nel 1924 è presente alla prima mostra fatta dal Gruppo alla Galleria Pesaro di Milano.
Dal 1928 al 1940 partecipa ininterrottamente alle Biennali di Venezia, espone alle mostre d’arte italiana a Buenos Aires, Atene, Budapest, nel 1937 all’Esposizione universale di Parigi e a varie Quadriennali a Roma, partecipa a tutte le mostre sindacali livornesi e regionali.
Maestro vetraio, animatore della vita culturale livornese della prima metà del Novecento, fonda all’interno della Vetreria Italiana a Livorno una scuola d’arte formandovi allievi come Voltolino Fontani e Mario Ferretti.

Giovanni March

(Tunisi 1894 - Firenze 1974)
Autodidatta di sicuro temperamento esordisce nel 1920, espone con il Gruppo Labronico alle prime mostre di Livorno, San Remo, Roma e nel ’24 a Milano nella prima mostra del Gruppo alla Galleria Pesaro.
Carrà ne riconosce la personalità preminente; è in contatto con vari ambienti artistici a Roma e Firenze; dal ’28 al ’30 è a Marsiglia e Parigi, espone in numerose personali.
Le sue figurazioni sintetiche con gamme cromatiche su valori tonali rappresentano un apporto originale alla cultura figurativa labronica.
Fino agli ultimi anni di vita è un impegnato propulsore della vita artistica.

Corrado Michelozzi

(Livorno 1883 - 1965)
Fin da giovanissimo lavora come decoratore d’interni, ciò che gli varrà il soprannome di “Borchia” per gli innumerevoli motivi decorativi affrescati, padroneggiando ogni tecnica pittorica. Nella “branca” del Caffè Bardi, temibile per battute e giudizi graffianti, promuove l’idea di decorarne la sala; dipinge il sipario del Teatro Goldoni in occasione della prima livornese di Parisina;
nel 1913 è alla I Mostra d’Arte della Secessione a Roma. Dopo il 1920 partecipa a quasi tutte le mostre del Gruppo Labronico dell’anteguerra e nel 1946, con Filippelli, March, Natali, Razzaguta e Romiti, ne promuoverà la ripresa. Le composizioni floreali, con poesia mai leziosa, divengono la figurazione dominante della sua produzione.

Renato Natali

(Livorno 1883 - 1979)
Il suo percorso formativo è da subito autonomo e personale, come del tutto originale è la sua figurazione, nella quale propone una visione notturnista e teatralizzante della Livorno popolare.
Sin dall’esordio nel 1905 alla VI Esposizione Internazionale di Venezia (dove tornerà a esporre nel 1907, 1910, 1922 e 1930), si conferma personalità artistica di spicco. Tra gli artisti del Caffè Bardi, Natali è al centro delle discussioni più impegnate come delle allegre scorribande notturne e partecipa a decorarne la sala con opere importanti.
Nel 1912 vince la medaglia d’oro alla I Mostra d’Arte ai Bagni Pancaldi, dove allaccia un rapporto di stima e amicizia con il commediografo Dario Niccodemi, che lo ospita a Parigi. Dal 1920 espone in tutte le mostre del Gruppo Labronico (di cui sarà Presidente dal 1977 al 1979), in un crescendo di consensi, con importanti acquisizioni museali e prestigiose esposizioni (Buenos Aires, Pittsburgh, Atene).
Si stabilisce un suo personale primato artistico e la sua opera è riconosciuta come quella di colui che, con assoluta singolarità espressiva, ha colto la vena popolare profonda della Livorno d’inizio secolo, trasmettendone un’interpretazione autentica.

Plinio Nomellini

(Livorno 1866 - Firenze 1943)
Già accolto dai “grandi macchiaioli” come uno di loro, in stretta amicizia con le intelligenze più vive che si erano affermate sotto il magistero fattoriano, creatore di un’innovativa luminosità nella percezione viva del colore e della luce, passato con crescenti successi attraverso le esposizioni più prestigiose, Plinio Nomellini negli anni di costituzione del Gruppo Labronico è naturalmente una figura carismatica per i più giovani colleghi livornesi.
Le sue relazioni con gli ambienti artistici nazionali gli permettono di coinvolgere i più valenti tra loro in esposizioni di rilievo nazionale, spronandoli sempre a un crescente impegno e a più alte ambizioni.
È Ospite d’Onore alla I mostra del Gruppo al Palace Hotel di Livorno e da subito per acclamazione Socio onorario, dal 1922 partecipa con regolarità alle mostre del Gruppo: alla Galleria Pesaro di Milano nel ’24, a Roma all’interno della Fiumana nel ’27. Nel 1928 è eletto Presidente del Gruppo. Dopo la XVIII mostra, la seconda ordinata con molte difficoltà e delusioni nel 1932 alla Galleria di Lino Pesaro, si apre un periodo nel quale il sodalizio come tale sospende ogni attività, i suoi artisti partecipano come singoli alle esposizioni sindacali e corporative e Nomellini, che sarà Presidente del Gruppo sino al 1943, ne è sponsor attivo e prestigioso.

Gastone Razzaguta

(Livorno 1890 - 1950)
Sicuro temperamento artistico indirizzato verso una figurazione d’analisi psicologica e più tardi verso la letteratura, nella sua produzione rappresenta il dramma quotidiano del vivere, in una visione grottesca e laida, con una conduzione tecnica del colore di elegante qualità formale.
Con attenzione volta a figure dolenti e reiette, un’umanità “avvilita dalla miseria, abbrutita dal vizio, facile alla violenza”, Razzaguta è un fascinoso interprete di quell’umore, salmastroso e picaresco, che connotava la Livorno d’inizio ’900.
Nel 1922 espone alla Primaverile fiorentina, nel ’24 a Venezia è nella Sala 36 con Viani, Carpi, De Chirico e Libero Andreotti. Il suo impegno nel Gruppo Labronico, di cui è Segretario dal 1921 al 1950, è caratterizzato da un generoso quanto straordinario impegno.
Nel 1943 pubblica Virtù degli Artisti Labronici, che costituisce l’imprescindibile fonte di conoscenza della vita artistica livornese dei primi decenni del secolo XX.

Renuccio Renucci

(Livorno 1880 - 1947)
Indirizzato da Ugo Manaresi e poi da Guglielmo Micheli, di entrambi adotta il genere “marinista” approfondendo cromaticamente l’analisi atmosferica. Partecipa, dopo la fondazione, alla I Mostra del Gruppo al Palace Hotel e ad altre successive.

Gino Romiti

(Livorno 1881 - 1967)
Si forma alla scuola di Gugliemo Micheli, del quale è allievo fedele, avendovi compagni Manlio Martinelli, Llewelyn Lloyd, Amedeo Modigliani, Aristide Sommati. Esordisce alla Permanente di Milano nel 1898, è all’Esposizione d’Arte a Venezia nel 1908 e nel 1912, tornando poi alla Biennale nel 1952. Già considerato artista affermato nella “branca” del Caffè Bardi, concorre a decorarne la sala nel 1911 con la grande tela Nascita di Venere.
In quell’ambiente artistico, Romiti condivide con accentuazione mistico-evangelica un relativo interesse per le teorie simboliste, che esprime con declinazioni divisioniste, in particolare nei “fondi marini”, concepiti come fluide rappresentazioni oniriche.
È nel suo studio che il 15 luglio 1920 si costituisce il Gruppo Labronico, del quale è stato Presidente dal 1946 sino alla scomparsa.

Ferrucci Rotini

(Firenze 1893 - Livorno 1964)
Diplomato all’Accademia di Firenze, espone nelle prime tre mostre del Gruppo; dopo un polemico allontanamento, riprende a parteciparvi seppure in modo discontinuo fino al 1931. Dall’immediato dopoguerra torna a esporre con il Gruppo fino alla morte.

Cesare Tarrini

(Chianni 1885 - Livorno 1953)
Scultore, già artigiano intagliatore, utilizza vari materiali nelle sue opere di soggetto civile e religioso per committenze pubbliche e private. Di efficace robustezza è la sua attività di xilografo.
Partecipa dalla fondazione a tutte le esposizioni del Gruppo Labronico fino al 1928, quando si dimette per esservi riammesso nel dopoguerra.

Ulvi Liegi

(Livorno 1858-1939)
Luigi Mosè Levi, ch’egli anagrammava in Ulvi Liegi, ha una prima formazione accademica a Firenze che abbandona attratto dall’ambiente macchiaiolo di Bellariva con i suggerimenti di Fattori e Signorini. Dal 1882 partecipa a importanti esposizioni in Italia e all’estero. Nel 1880 è a Parigi all’Exposition Universelle, apprezzato da Zandomeneghi, Degas, Sisley e Pissarro. Alterna la presenza a Firenze a frequenti soggiorni a Livorno.
Figura riservata tra i frequentatori del Caffè Bardi, aderisce poco dopo la fondazione al Gruppo Labronico di cui nel 1921 è eletto Presidente restandolo sino al 1928. Pur godendo di una crescente fama nazionale segnata dalle più importanti esposizioni, vive in condizioni economiche sempre più misere, morendo in assoluta povertà.

Alberto Zampieri

(Livorno 1903 - Pisa 1992)
Già giovanissimo frequentatore del Caffè Bardi, condivide l’indirizzo divisionista che declina con luminosità pulviscolari d’ispirazione grubicyana. Collabora a vari periodici come disegnatore satirico, poi inizia un’approfondita assimilazione delle tecniche del restauro del dipinto antico, godendo di un esteso riconoscimento in committenze pubbliche e private. Non abbandona mai la produzione artistica che espone in numerose personali. Nel 1981 è eletto Presidente del Gruppo Labronico, realizzandone nel 1988 lo storico impegno alla traslazione delle spoglie di Mario Puccini nel Famedio di Livorno.

Giovanni Zannacchini

(Livorno 1884 - 1939)
Già figura assidua e tra le più caratteristiche del Caffè Bardi, negli Anni Venti e Trenta è uno degli xilografi più impegnati nella decorazione editoriale (Bollettini di Bottega d’Arte, Liburni Civitas, Rivista di Livorno) Nel 1916 è a Londra all’Esposizione di Incisione Italiana, dal 1920 al 1928 a Venezia all’Esposizione Internazionale e poi dal 1930 al 1936 alla Biennale; nel 1931, con Guzzi, Natali e Romiti, è invitato all’Esposizione Internazionale di Atene.