La Fondazione

La fondazione del Gruppo Labronico


mario puccini dipinge

Mario Puccini nel 1913 mentre dipinge “La Metallurgica”.                   


caffe bardi

L’interno del Caffè Bardi a Livorno. Questo disegno, eseguito nel 1912
da Benevenuto Benvenuti, tramanda l’unica immagine conosciuta della
sala interna del celebre Caffè livornese.


caffe bardi

Il Caffè Bardi in una foto del 1909, aperto a Livorno dal 1909 al 1921 in
angolo tra via Cairoli e piazza Cavour. Una targa collocata a cura del
Rotary Club e del Gruppo Labronico ne ricorda l’ubicazione, dove oggi
ha sede una banca.

Il pittore Mario Puccini morì il 18 giugno 1920 all’Ospedale Santa Maria Nuova di Firenze e la sua scomparsa suscitò profonda emozione nel gruppo dei più giovani colleghi che a Livorno avevano animato con lui gli anni del Caffè Bardi.
L’accento nuovo e personale della pittura di Puccini, la forza della sua composizione con l’ardore netto del colore, costituivano per quei giovani un ponte dell’insegnamento artistico di Giovanni Fattori, del quale Puccini era stato allievo.

Il desiderio di onorare la memoria dell’Artista, repentinamente scomparso, facendone accogliere le spoglie nel Famedio livornese di Montenero, provocò una polemica scissione nella Federazione Artistica Livornese e spinse i “pucciniani” a costituire il Cenacolo Mario Puccini, diffondendo una pubblica Dichiarazione di Omaggio, sottoscritta da artisti, letterati e personalità della cultura.

Il 15 luglio 1920, nello studio Romiti, i pittori Adriano Baracchini-Caputi, Tito Cavagnaro, Gino Cipriani, Goffredo Cognetti, Beppe Guzzi, Giovanni March, Corrado Michelozzi, Renato Natali, Gastone Razzaguta, Renuccio Renucci, Carlo Romanelli, Gino Romiti, Ferruccio Rontini, Cesare Tarrini, Alberto Zampieri e Giovanni Zannacchini fondarono il Gruppo Labronico.
(vedi Atto costitutivo)

Da subito il Gruppo raccolse numerose adesioni degli artisti, dei giovani come di quelli affermati.

Già dal 1909, nell’ambiente del Caffè Bardi, corrispettivo livornese del fiorentino Caffè Michelangelo, pur con le turbolenze delle diverse soggettività, si era forgiata la solidarietà intorno ad un comune intento artistico che proseguirà per tutti gli Anni Venti e Trenta, definendo il contributo livornese alle arti figurative e rendendolo come tale identificabile in Italia e con cospicuo fulgore.
Il Gruppo Labronico ricevette da subito prestigiosi inviti a esporre in allora prestigiose e ambite manifestazioni artistiche, come la Società Amatori e Cultori di Roma nel ‘22 e nel ’27, e promosse tra il ’20 e il ’32 ben diciotto mostre di Gruppo, i suoi artisti migliori furono invitati alle Biennali di Venezia e in importanti esposizioni all’estero, sempre con lusinghieri riconoscimenti.

Nel 1932, quando si consolidò il sistema sindacale delle esposizioni corporative, il Gruppo come tale interruppe la propria attività, che fu ripresa in mutate condizioni di sensibilità artistica nel giugno 1946, e che con alterne vicende è giunta e prosegue ancora ai giorni nostri.